ORLANDINI - Il cherubino di D'Annunzio. La figura e l'arte di Alice Zeppilli

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ORLANDINI - Il cherubino di D'Annunzio. La figura e l'arte di Alice Zeppilli

Miss Zeppilli, per uno di quei piccoli uragani artistici che stanno sempre per scoppiare attorno ad un teatro d'opera, fu chiamata a cantare Gilda nel pomeriggio e Margherita alla sera. Ella non si risparmiò per nulla, ma cantò il trio finale di «Faust alle 11 di sera, con una voce cosi fresca come se si fosse risparmiata per quel particolare brano". Così scriveva l'autorevole giornale di Chicago "Sunday Tribune" il 13 dicembre definendo quella giornata lo "Zeppilli Day". dicembre 1913,

Basti questo avvenimento per definire in maniera precisa ed esauriente la personalità di una cantante che, nella storia del teatro lirico, è relegata ad un ruolo di stella minore, ma che, vista da vicino, appare indimenticabile "per la bella voce dal timbro vellutato, il suo mirabile gioco scenico e la sua non comune bellezza fisica". A tutto ciò si aggiunga la strenua volontà nello studio e la non comune professionalità, disponibiltà ed intelligenza.

Non è strano, quindi, che Alice Zeppilli fosse amata ed ammirata dai pubblici nord-americani, tanto che nelle sue molte "performance" non scompariva affatto a fianco di 'giganti' come Enrico Caruso e Titta Ruffo.

Artista affascinante, colta e raffinata, la Zeppilli non poteva non lasciare il segno sui cuori maschili, a cominciare da quello del grande Gabriele D'Annunzio, che nelle sue molte lettere la definiva "il mio Cherubino".